Negli ultimi anni, il governo Meloni ha introdotto una serie di riforme fiscali volte a ridurre il carico fiscale sulle retribuzioni, in particolare per i lavoratori dipendenti a basso e medio reddito. Assieme queste misure formano il Bonus Meloni da 3.700 euro. Sebbene non si tratti di un contributo vero e proprio erogato come singola somma, il valore è il risultato della somma di diverse agevolazioni: taglio dell’IRPEF, riduzione del cuneo fiscale, tassazione agevolata dei compensi accessori, fringe benefit detassati e, per le lavoratrici con figli, il bonus mamma.
In questo vediamo insieme cosa comprende il Bonus Meloni da 3.700 euro, chi può beneficiarne e come funziona.
Cos’è il Bonus Meloni da 3.700 euro?
Il Bonus Meloni 3.700 euro è l’insieme delle misure fiscali introdotte dal governo Meloni, soprattutto nella manovra per il 2026. Non si tratta quindi di un bonus “una tantum” o di un contributo diretto, ma della somma complessiva di risparmi fiscali e agevolazioni che portano a un aumento netto del reddito disponibile dei lavoratori salariati.
Queste misure sono prevalentemente automatiche, nel senso che non richiedono una domanda separata per molte di esse, sono integrate nel sistema fiscale e nella busta paga, a patto che siano soddisfatti i requisiti previsti.
A chi spetta il Bonus Meloni 2026?
Il bonus, massimo di 3.700 euro, è indicativo e riguarda, in molti esempi, un lavoratore dipendente con reddito annuo lordo basso, ma i requisiti variano in base alla misura di riferimento. Il valore effettivo dipende da vari fattori, tra cui:
- Il reddito complessivo: molte delle misure sono costruite su scaglioni di reddito.
- La composizione della retribuzione: se il datore di lavoro eroga fringe benefit o compensi accessori.
- La situazione familiare: per esempio, il bonus mamma riguarda solo lavoratrici con almeno due figli, con limiti specifici di reddito.

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Il taglio dell’IRPEF
Una delle misure più importanti del pacchetto è la riduzione dell’IRPEF. Nel 2026 entra in vigore una revisione dell’IRPEF che beneficia in particolare lo scaglione tra 28.000 e 50.000 euro, la cosiddetta “seconda aliquota”: l’aliquota IRPEF in questa fascia passa da 35% a 33%. Per un reddito di 35.000 euro, questo doppio taglio (alcune riduzioni erano già state introdotte in precedenza) si traduce in un risparmio stimato di 335 euro netti l’anno per il contribuente.
Questa misura è parte della più ampia riforma fiscale strutturale voluta da Meloni, che ha ridotto il numero degli scaglioni IRPEF da quattro a tre.
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Riduzione del cuneo fiscale
Un’altra misura importante è il taglio del cuneo fiscale, ossia la differenza tra il costo del lavoro per il datore di lavoro e il netto percepito dal lavoratore. Il governo ha previsto un aumento strutturale della detrazione per i dipendenti con redditi fino a 40.000 euro. Nel caso di un lavoratore con 35.000 euro, la detrazione è calcolata con una formula specifica:
1.000 * [(40.000 – Reddito complessivo)]/8.000
Nel caso citato, porta a una detrazione che vale circa 625 euro l’anno, cioè poco più di 52 euro al mese.
Taglio dell’IRPEF sui compensi accessori
Un’altra parte del bonus deriva dalla tassazione agevolata dei cosiddetti compensi accessori, cioè quelle voci che non sono parte della retribuzione base ma sono aggiuntive, come:
- lavoro straordinario, indennità per turni notturni o festivi
- altre indennità legate al lavoro
Per redditi fino a 40.000 euro lordi, fino a un tetto di 1.500 annui euro, questi compensi accessori sono tassati con una “flat tax” al 15%, invece di applicare l’aliquota IRPEF ordinaria. Secondo le stime riportate, ciò può comportare un risparmio IRPEF di circa 110 euro all’anno per chi riceve il massimo della parte agevolabile.
Fringe Benefit detassati
I fringe benefit, ovvero i benefici concessi dal datore di lavoro al dipendente sotto forma di beni o rimborsi spese (auto aziendale, telefono, rimborso bollette, affitto, ecc.), sono al centro di un’altra misura fiscale. Fino al 2028, esistono limiti esenti da tassazione:
- 1.000 euro all’anno per i lavoratori senza figli a carico
- 2.000 euro all’anno per chi ha figli a carico
Questi fringe benefit possono essere usati dalle aziende come strumento per aumentare il compenso al netto, senza necessariamente modificare il contratto di lavoro. Non sono obbligatori, è una decisione del datore di lavoro erogarli.

Bonus mamma 2026
Per le lavoratrici con figli, un’altra misura importante è il bonus mamma. Dal 2026, il bonus mensile sale da 40 a 60 euro per le lavoratrici che:
- Hanno almeno due figli a carico, con almeno uno di età inferiore a 10 anni; oppure
- Hanno tre o più figli, di cui almeno uno minorenne.
Questo significa un bonus annuo di 720 euro (60 euro × 12 mesi). Attenzione però, non tutte le lavoratrici possono riceverlo. Chi già beneficia dello “sgravio in busta paga” fino a 3.000 euro (un’altra misura) potrebbe esserne esclusa. Per ottenere il bonus mamma, è necessario presentare domanda all’INPS, secondo le modalità previste dall’istituto.
Come richiedere i Bonus Meloni?
Per ottenere i 3.700 euro del Bonus Meloni, ci sono diverse modalità che variano in base alla misura:
- Taglio IRPEF, cuneo fiscale e tassazione agevolata dei compensi accessori: sono misure automatiche. Non serve presentare domanda al datore di lavoro o all’Agenzia delle Entrate, si applicano direttamente nel momento in cui si calcola la ritenuta in busta paga.
- Fringe benefit: se l’azienda offre fringe benefit detassati, il dipendente deve fornire la documentazione richiesta (codici fiscali dei figli, bollette, contratto di affitto, ecc.) per dimostrare i requisiti.
- Bonus mamma: è necessario fare domanda all’INPS, che stabilisce i criteri e i documenti da inviare.
